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Lo sbiancamento dentale

L'estetica è una componente importante nella vita di tutti noi. Una delle richieste più frequenti che ricevono gli studi odontoiatrici è quella di eseguire sbiancamenti dentali per mostrare un sorriso pulito e di grande effetto estetico. Ma cos'è e come funziona la pratica dello sbiancamento? Quali materiali si utilizzano? Scopriamolo insieme.

Storia

Questa pratica era già nota agli antichi romani che utilizzavano misture di urina e cera per pulire i denti dal passare degli anni. Nel medioevo la pratica dello sbiancamento si è evoluta per passare all'utilizzo della salvia e successivamente del bicarbonato, fino al giorno d'oggi in cui si utilizzano prevalenetemente composti chimici. Prima dell'arrivo della chimica i rimedi erano poco duraturi e spesso inefficienti.

 

Funzionamento e tipologie di sbiancamento

Lo sbiancamento si esegue mediante l'applicazione di alcuni composti chimici sui denti, i quali, reagendo, generano la decolorazione del tessuto. L'azione viene di norma preceduta da una visita dell'odontoiatra che valuta lo stato dei denti del paziente, la loro colorazione e la tipologia di sbiancamento da intraprendere e in quante sedute sarà bene suddividere la pratica prima di considerare il lavoro completato.

Lo sbiancamento è molto utilizzato anche per correggere il colore dei denti devitalizzati, che tendono ad ingrigirsi richiedendo quindi una correzione differente da quella che si applica ai denti ingialliti. La maggior parte degli sbiancamenti è semplice da eseguire, mentre nei casi di problematiche dentali che portano a denti macchiati o a difformità parziali della dentatura, è necessario affrontare lo sbiancamento con molta attenzione e con grande esperienza per riuscire ad uniformare il colore effettivo delle due arcate dentali.

Nei denti vivi

Lo sbiancamento di denti vitali si esegue presso lo studio odontoiatrico e consiste nell'applicazione sulle faccette dentali di una soluzione di periossido di idrogeno ed altri agenti chimici altamente concentrati che vengono mantenuti sui denti per sessioni che vanno dai 20 minuti ai 40 minuti (in relazione alle caratteristiche del composto agente).

Ciascuna applicazione può essere eseguita più volte, anche a distanza di tempi ravvicinati (una settimana) fino al raggiungimento dell'obiettivo estetico. Prima di applicare il gel sbiancante sui denti, il dentista costruisce quella che in gergo si chiama "diga protettiva" che salvaguardia le gengive dal contatto con il reagente. Allo stesso tempo, si utilizza un divaricatore per evitare il contatto con le labbra del paziente. 

In alcuni casi il reagente è composto da una pasta bicomponente e in alcuni casi richiede la catalizzazione mediante lampade ultravioletti che interagiscono con la pasta applicata sui denti permettendole di azionarsi e rilasciare i composti attivi sui denti.

Nei denti devitalizzati

Nei denti devitalizzati lo sbiancamento viene svolto dall'interno. Si accede infatti alla camera pulpare devitalizzata forando la parete palatale del dente interessato. Il composto sbiancante viene introdotto internamente alla camera pulpare per ottenere un'azione direttamente nella parte del dente che riflette l'opacita scura alla parte esterna del dente.

Sia che si tratti di un'applicazione one-shot (unica) o ripetuta nel tempo, al termine dell'operazione il tecnico che esegue lo sbiancamento dovrà rimuovere il gel inserito nella camera pulpare del dente e richiudere il dente definitivamente. Il gel utilizzato per sbiancare i denti devitalizzati contiene, oltre al periossido di idrogeo, anche il periossido di carbammide.

 

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