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Elettrocardiogramma

Elettrocardiogramma è un metodo diagnostico assolutamente non invasivo impiegato nella medicina moderna per la diagnosi delle patologie del sistema cardiaco e delle malfunzioni cardiache.

Come nasce tale metodica diagnostica

Già nel XX secolo, i fisici erano concordi nel ritenere che il cuore durante il suo funzionamento, fosse in grado di generare elettricità, molti furono gli esperimenti intrapresi, ma le prime reali applicazioni si ebbero nel 1911, ad opera di Augustus Desirè Waller, che dimostrò che ogni contrazione del cuore era dovuta ad una forma di attività elettrica.

Elettrocardiagramma - diagramma stampato dell'esito dell'esame.

Numerosi furono gli studi che seguirono, alle varie onde propagate, furono assegnate delle lettere per distinguerle, si arrivò infine a realizzare un prototipo di elettrocardiografo, un apparecchio alquanto voluminoso che anche se in una forma ancora rudimentale, era in grado di ricevere e registrare l'attività del cuore. In Italia fu solo nel 1948, che questa tecnica entrò a far parte della diagnostica medica, ad opera di Daniele Sibilia, il quale gettò anche le basi per una giusta interpretazione dell'ECG affermando che la misurazione dell'attività elettrica del cuore, dipende unicamente da un punto di vista fisiologico. Gli impulsi emessi dal miocardio generano differenze di potenziale, che variano nel tempo e nello spazio, esse possono essere registrate per mezzo di elettrodi, che vengono posti sulla superficie corporea.

Le differenze di potenziale sono registrate grazie alla conducibilità dei liquidi interstiziali del corpo umano, il tracciato che ne deriva, è caratterizzato da diversi tratti, detti anche onde, sia positive che negative, che si ripetono in ogni ciclo cardiaco. L'elettrocardiografo segna graficamente l'attività elettrica del cuore durante la fase di contrazione e di rilasciamento degli atri e dei ventricoli, ciò è dovuto alla DDP, che genera un campo elettrico mutevole.

Come funziona? Cosa registra esattamente?

L'elettrocardiogramma è un metodo non invasivo, quindi indolore e senza la somministrazione  di farmaci, ma anche veloce e pratico, che permette di osservare se l'attività elettrica del cuore è normale o se vi è il sospetto di qualche patologia, sia di natura meccanica che bioelettrica, infatti il tracciato, in genere, segue quasi sempre un andamento continuo e ripetitivo, si altera solo in presenza di problemi. E' un aiuto molto importante per effettuare una giusta diagnosi medica o per un futuro monitoraggio, specie in situazioni patologiche.

Le informazioni utili possono essere molteplici, come:

  • Ampiezza delle camere cardiache e dello spessore delle loro pareti,
  • Esistenza di un danno ischemico al miocardio con localizzazione ed estensione dello stesso,
  • Presenza di alterazioni della concentrazione di elettroliti, in particolare il potassio, fondamentale nei processi vitali,
  • Indicazione sulla formazione della necrosi in caso d'infarto,
  • Disturbi del ritmo,
  • Origine di palpitazioni o perdita di conoscenza,
  • Frequenza cardiaca,
  • Presenza di aritmie che possono indicare dei blocchi,
  • Presenza di battiti ventricolari prematuri o alterazioni delle varie onde elettriche, che possono far pensare ad alterazioni morfologiche delle camere cardiache.

Metodica di esecuzione

Mappa delle aree in cui si esegue l'esame diagnostico.Per sottoporsi ad elettrocardiogramma, non necessitano alcune precauzioni o preparazioni particolari, l'esame è del tutto indolore e non invasivo, non vengono utilizzati mezzi di contrasto o altro strumento che potrebbe arrecare dolore, in genere è preceduto da una visita cardiologica. Il paziente si distende sul lettino, è importante che sia rilassato, onde evitare contrazioni muscolari involontarie, che potrebbero sfalsare l'esito dell'esame, a volte possono verificarsi delle manifestazioni cutanee, come arrossamento o prurito, dovute al tempo dell'applicazione o alla sensibilità della cute. Gli elettrodi, ovvero le ventose metalliche, si applicano al paziente, previo utilizzo di uno apposito gel, per effettuare il tracciato se ne posizionano sei al torace, in posizione precordiale,  il quale si comporta come un volume conduttore, ed è la posizione di questi elettrodi ad influenzare di fatto tutta la registrazione.

Si posizionano due ai polsi ed infine due alle caviglie, gli arti inferiori sono dei conduttori lineari, ovvero si otterrà la stessa registrazione applicando l'elettrodo nei vari punti dell'arto stesso, questo procedimento da modo di analizzare dalle 12 derivazioni i 12 diversi punti di vista del cuore. La rappresentazione grafica dell'attività elettrica, viene riportata su un rotolo di carta millimetrata, che scorre all'interno dell'elettrocardiografo, a diverse velocità, che in genere vanno da 25-50 mm/sec, con lo scorrimento a 50 mm/sec, si ottengono complessi più ampi e si ha la possibilità di apprezzare meglio alcuni particolari.

La morfologia dell'ECG è rappresentata da un'onda elettrocardiografica, nella quale si distinguono tre diverse deflessioni, riconoscibili con le lettere dell'alfabeto Onda P-QRS-OndaT.

  • L'onda P: rappresenta l'impulso che attraversa gli atri, ovvero la parte superiore del cuore,
  • Il complesso QRS, rappresenta l'impulso che attraversa i ventricoli, situati nella parte inferiore,
  • L'onda T, si origina per recupero elettrico detto Ripolarizzazione dei ventricoli, momento in cui non si verifica alcuna contrazione cardiaca.

La linea isoelettrica del tracciato è quel segmento posto tra la fine dell'onda T e l'inizio della successiva onda P, ovvero di un nuovo ciclo cardiaco. Le deflessioni poste al di sopra di questa linea, vengono considerate positive, mentre quelle che si trovano al di sotto sono negative.

Tipologie di elettrocardiogramma

L'ECG a riposo detto anche basale, serve solo a visualizzare la situazione cardiaca nel momento in cui viene effettuata, vale a dire il tipo di ritmo, la modalità di propagazione dello stimolo, che lungo il tessuto di conduzione, si dirama dalla base alla punta del cuore. Alcuni sintomi potrebbero non comparire durante l'esecuzione, quindi non permette di escludere in assoluto la presenza di una malattia cardiaca, come ad esempio il cardiopalma, i cui sintomi, devono essere presenti nel momento stesso della registrazione, nonostante ciò, l'elettrocardiogramma, è pur sempre uno strumento di notevole valore diagnostico.

Quando dall'esame basale, non si registrano dati significativi, si consiglia l'ECG dinamico, detto anche ECG da sforzo. L'esame con prova da sforzo, permette di registrare il tracciato durante uno sforzo fisico,  vale a dire da la possibilità di avere la risposta del cuore durante l'esercizio fisico, permettendo di rilevare la frequenza cardiaca e la pressione. Al paziente vengono applicati degli elettrodi adesivi  sul torace e sul dorso, si esegue un primo elettrocardiogramma a riposo, poi quando lo sforzo inizia, in modo progressivo, si monitorerà l'attività del cuore, in genere come ausili vengono utilizzati una cyclette o un tappeto rotante.

Si preferisce ricorrere all'ECG da sforzo, perché questo mette maggiormente in evidenza alcune patologie difficilmente riscontrabili nell'ECG a riposo, come:

  • Cardiopatia ischemica,
  • Valutazione funzionale con cardiopatia ischemica già nota,
  • Valutazione dell'efficienza della terapia anti-ischemica in atto,
  • Valutazione dopo rivascolarizzazione coronarica
  • Valutazione delle aritmie in casi particolari.
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